(Quasi)tutto su di me: scrittura, canzoni, immagini e opinioni.
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Nome: Lino Agrò
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COVER TO COVER http://www.youtube.com/watch?v=UE141GZJbWY http://www.youtube.com/watch?v=UE141GZJbWY http://www.youtube.com/watch?v=ms1tupMMDvs
NEVA B OVA

Dei classici, più o meno grandi, esistono sempre tante interpretazioni, molteplici letture che riflettono stili, linguaggi, visioni spesso molto differenti tra loro. E' così anche per le canzoni, soprattutto quelle del passato. All'epoca in cui erano ancora diffuse le musicassette, primi anni '90 dunque, mi divertivo a compilare per gli amici sequenze che comprendevano due, e anche più, versioni diverse della stessa canzone, utilizzando il vasto archivio discografico di cui ancora dispongo. Una rubrica alfabetica inoltre viene da me aggiornata ogniqualvolta scovo in archivio l'ennesima versione di un brano che già so di avere sotto altre spoglie. Molto divertente, ma capita di perdere il conto...

Oggi, grazie alla Rete, è più facile ripescare pezzi non molto comuni, ed imbattersi, grazie a un gioco di rimandi, in plurime incarnazioni dello stesso pezzo. Volendo riascoltare il grande anthem northern soul di Timi Yuro It'll never be over for me, mi è successo di leggere i commenti dei fruitori di Youtube e scoprire almeno altre due notevoli versioni del pezzo, una bellissima canzone della fine degli anni '60, davvero senza tempo e dal fascino smisurato.

L'originale pare appartenga ai Thee Midniters, band di chicano soul che spazia nel frekbeat e nel pop sontuoso dei fratelli Walker. Davvero notevole e hammond-driven, nonostante la potenza della cover di Timi sia pressoché inarrivabile.
Ma, sorpresa, arriva una terza versione, più deep soul, di Baby Washington, l'interprete favorita da Dusty Springfield. E anche questa lascia senza fiato. Ascoltare per credere.

I GUFI DEL SOUL
Chi può, si organizzi. Per il prossimo appuntamento rare soul al Lascensore di Ancona - da non perdere! - ci sono quattro ottimi dj italiani, di due dei quali - Simone Ceccarelli e Alfredo Maddaloni - potete leggere esaustive interviste andando a ritroso nei post di questo blog.
SUPER WESS

E così se ne è andato pure lui, che è stato uno degli esponenti principali dell'ondata italiana r'n'b degli anni '60 e primi '70, con la sua calda voce e il suono a tratti ruvido del suo gruppo, the Airedales, nel quale suonava il basso e si alternava alla voce con Rocky Roberts.
Lo abbiamo riscoperto negli ultimi anni, quando i deejays e i modern soul collectors hanno cominciato a ricercare certi suoi dischi, stampati solo in Italia e ricchi di un'energia solare che sposava il black sound dei paesi anglosassoni creando un mix molto eccitante.

La colonna sonora del film di Umberto Lenzi uscito in Italia nel 1969 col titolo di Orgasmo - Paranoia in USA - contiene ad esempio Just tell me - energia pura! - pubblicato su sette pollici in accoppiata con un pezzo tratto da un altro cult movie, Vedo nudo.

L'LP Vehicle include invece una cover di Funky Nassau - l'originale è dei gruppo caraibico Beginning of the end - mentre il b-side della ballad Carrie è un bel crossover dal titolo Good time.
E questi sono solo alcuni dei tanti titoli da riscoprire nella produzione di mister Wesley Johnson - questo il suo vero nome -, che certamente non vale la pena di ricordare, come hanno fatto quasi tutte le testate italiane, come metà del duo canoro caffellatte - con la futura moglie di De Andrè! - che infarcì di melensaggini la TV e le classifiche belpaesane di metà anni '70.
INTERVIEW WITH A RARE SOUL DEEJAY
3. ALFREDO MADDALONI A.K.A. DJ ARNOLD

Tra le giovani leve del soul deejaying italiano, è sicuramente il più eclettico e versatile. Ha una curiosità musicale attivissima e frizzante, e i suoi set mai scontati e ricchi di inventiva gli assicurano da diversi anni un buon seguito. Da Salerno, la sua città, spande in tutta la penisola il suo bizzarro mix di aplomb britannico e calore mediterraneo con sempre crescenti consensi. Tenetelo d'occhio (e d'orecchio) e cercate i suoi megamix in streaming sul web: ne resterete sorpresi e ammaliati. Conoscerlo di persona, com'è capitato a me, è una gran bella esperienza, di quelle che ti lasciano il segno. Magia, ancora una volta, della migliore cultura soul, veicolo di diffusione privilegiato di amicizia ed empatia.
Quando e come è scaturito dentro di te l'interesse per la black music?
AM: "Ho iniziato ad ascoltare soul verso i vent'anni, e comunque relativamente tardi rispetto alla mia età, cominciando a comprare le compilation su cd. Da lì all'acquisto del vinile il passo è stato breve."
Dove hai iniziato a muovere i primi passi da deejay e quali sono state le esperienze per te più importanti?
AM: "Sicuramente a 20 anni ascoltare quella musica in una città piccola e poco stimolante come Salerno ha innescato da subito la voglia di crearmi - di solito in piccoli baretti - uno spazio vitale dove poter ascoltare/diffondere la mia musica. Grazie all'aiuto di cari amici della mia città, come Francesco Cartolano e Paolo Annicchiarico - veri maestri per me -, siamo riusciti pian piano a crearci i nostri spazi, iniziare a girare in lungo e in largo l'Italia inseguendo serate per poter ballare, conoscere gente e questa meravigliosa musica. Poi, con il tempo, sono arrivate una maggiore competenza e quantità di dischi. Ho iniziato pian piano una graduale carriera di dj suonando in molti posti ed eventi (dai raduni mod alle serate soul a vere e proprie esperienze di clubbing personali), e allacciato rapporti importanti anche con crew che, per quanto non orbitino nella scena soul "tradizionale", ottengono numerosi successi proponendo black music. Parlo dei Soulful Torino o della Soulfood Community di Campobasso, di recente anche loro proprietari di un'etichetta, la Soupy Records, fino ad arrivare alla creazione di una crew personale, "I Mangiadischi", insieme agli amici Slim di Pescara, Marco Dj Uptown di Campobasso e Dj Zooma di San Benedetto, quest'ultimo proveniente da contesti più breakbeat, rap e hip hop."

Su quale versante del variegato universo soul si orienta al momento il tuo dj-set (northern, modern, crossover, funk, new breed r'n'b...)?
AM: "A seconda dei contesti e di quello che mi viene richiesto, posso coprire ogni genere di questo soul spectrum che hai sapientemente delineato. In genere i miei radio shows ne includono la maggioranza."
Che tipo di formato preferisci suonare e che rapporto hai con i supporti diversi dal classico sette pollici?
AM: "Non ho problemi a suonare, oltre che i 7", anche LP o 12", purchè siano originali ed uscite ufficiali dell'epoca."
Come reperisci i dischi e quali sono i luoghi fisici e/o virtuali che
frequenti maggiormente? Hai negozi o siti internet preferiti?
AM: “Chiaramente, eBay e liste private. Colleziono anche soulful e deep house, rap, new funk, e nuove produzioni, l'importante è che siano catchy, soulful e groovy. I siti che trattano queste ultime forme musicali citate sono numerosi, e spesso controllo Jazzmanrecords, Freestyle, Juno, Stonethrow e Ubiquità, che vantano negli anni tante ottime uscite.”

A livello viscerale, ti coinvolge di più un brano interpretato da un
interprete maschile, voce femminile, gruppo vocale o ensemble strumentale?
AM: “Sono emotivo e sensibile di natura: quando sento qualcosa che mi emoziona, non riesco a stare fermo. Può cantare anche un bambino (notevole la raccolta della Eccentric Soul Kid School). Si era capito, no?”
Sappiamo che nei tuoi ascolti c´è sempre stato spazio per altri generi oltre al soul. Ma al momento, cosa ti incendia di più?
AM: “Ultimamente, grazie a Paolo e ai suoi viaggi in Colombia, ho iniziato a collezionare tantissima musica latina e dei generi più disparati, sempre di produzione ’60 - 70' e primi anni ’80, non disdegnando neanche la musica africana, purché abbia una matrice soul-funk. Adoro anche la beat music, il sunshine pop e le cose insomma più "bianche" con influenze r&b. Poi mi colpisce la bella e buona musica in toto, ho grosse discriminazioni solo su quello che giudico vera immondizia!”

Qual è il tuo rapporto con i dischi? Oltre a collezionarli, li
proteggi in maniera feticistica o li utilizzi senza paura di deteriorarli?
AM: “Ho notato diverse persone dire spesso: "Hey tu, stai lontano dai miei dischi!" o sentirle parlare dei propri dischi, personificandoli, come dei “miei figlioletti" o cose così, ma personalmente non sono geloso dei miei vinili, almeno non con chi sa come trattarli. Io me ne prendo cura come di ogni cosa importante della mia vita, credo faccia parte del gioco, e della follia che ti può portare a spendere centinaia e centinaia di euro per un pezzo di plastica.”
Quali sono i dischi più rari e quotati che possiedi? E quali gemme non sei ancora riuscito a reperire?
AM: “Sicuramente quelli che hanno una quotazione significativa sono diversi: Sage su Headrecords, Charles Sheffield su Excello, Clarence Hill su Mainstream. E poi Debow, una produzione per sensibilizzare i giovani afroamericani del North Carolina contro la criminalità, infatti il pezzo si chiama Crime; Powerhouse su Daystar, Frederick Hymes III su Fab Vegas, Nikk su House of Roton e tanti altri... Poi ci sono dischi che semmai sono anche più rari, e proprio perché non famosi hanno quotazioni minori. Molto gioco sulle quotazioni li fanno i nomi dei dj's che suonano un pezzo conosciuto da pochi. Quello che cerco? Beh, i pezzi che mi piacciono e che non ho ancora trovato, o che non posso permettermi. Poi è divertente scoprire se un disco ignorato dai più e pagato soltanto due dollari possa raggiungere quotazioni altine: è un po’ come giocare in borsa!”

Chi ti conosce, sa che sei anche un ottimo ballerino. Vedendoti in azione, si intuisce che, oltre a seguire i tipici passi del northern soul, ci metti anche un sacco di inventiva e ispirazione. Dove e come hai appreso le basi?
AM: "Fin da quando mi sono avvicinato per la prima volta alla pista, ho studiato molto i passi che più mi piacevano, cercando di carpire i movimenti più accattivanti in chiunque mi passasse accanto o che catturasse la mia attenzione, senza distinzione di sesso. Da lì, tanta ricerca e tante serate e allenamento a casa e ovunque mi trovassi. Nella mia città ho ballato nei posti e nelle situazioni più improbabili, spesso guadagnandomi appellativi come "The dancer". Ho tratto ottimi spunti anche dai film di Gene Kelly e dai filmati dei tap dancers, dei free jivers e dei ballerini più fantasiosi dello shake, dello spades e perfino del jazz.

Utilissime anche alcune evoluzioni rockabilly o le gare di ballo della nota trasmissione televisiva "Soul Train", i powermove e il footwork più adattabili della breakdance, per quanto il ballo soul sia stato antesignano della breakdance. Proprio nel concetto di powermove (o acrobazie), molti notano un aspetto di arti marziali in alcune figure; cosa probabile, ma non è il mio caso. Ora ho iniziato a seguire un po’ alcuni carucci balli di coppia, dal rock'n'roll allo shag tipico delle ballrooms della Carolina, a quelli latini (la bachata non esiste, è funzionale solo ai guadagni di alcune palestre), o il demoniaco lindy hop.”

Chi sono i colleghi italiani e stranieri che ti hanno ispirato o che ammiri di più?
AM: “Cito tutti gli italiani, perché oltre ad esser davvero bravi sono quasi tutti amici, e quindi non ho problemi di transfer. Credo che uno dei dj che hanno maggiormente influenzato il mio gusto sia stato l'amico Paolo. Per quanto riguarda gli stranieri, la lista sarebbe davvero lunga...”
Hai problemi a diffondere informazioni sulle tue playlists o preferisci mantenere il "riserbo"?
AM: (ride) “Non sono un oscurantista, sono un divulgatore.”
E allora, divulghiamo pure la tua attuale TOP 10 di pezzi preferiti.
AM: “Ok, ci provo:
Frederick Hymes III - Time ain't gonna do me no favour - Fab Vegas
Sage - Song fo Yvonne/I'm Alive – Headrecords
Gene Holiday- Scratch my name off the mailbox - Johnson
Joe Simon - Just Like yesterday - Irral
The Hesitations - That's what love is - Kapp (LP only)
Tyrone Thomas - Baby can't you see - Golden Triangle (LP only)
Mickey Murray - East of Nowhere - Sss International (LP only)
Big Dave & the Hot City Band - She Gives Me What I Want When I Need It - Glitter Funk
The Pretenders - It's everything about you – Carnival
Funkhouse Express - Chase your Blues away – Roxbury”.
Quali sono i tuoi prossimi impegni e obiettivi?
AD: "Suonare con lei, signor Agrò, eheheh, a Salerno e Palermo... Beh, ricomincerò con i miei appuntamentini nella mia città (DREAM'S BAR, Z.T.L., CERCOPITECO, ZEN EAT) più le serate con la mia crew "I Mangiadischi" tra Pescara, Campobasso e San Benedetto. Inoltre il 31 ottobre partirà ad Ancona una nuova serata dedicata ai suoni soul, grazie al suo organizzatore Andrea Maccarone, e non vedo l'ora. Poi spero di metter su qualcosa d'importante anche nella mia città, come facevo una volta, anche se erano serate mod oriented. Inoltre, fornirò il mio supporto come sempre alla crescita della scena soul italiana come punters dj o ballerino, "mantenendo intatta la fede"…”
Grazie di tutto, DJ Arnold!
Ed ecco di seguito alcuni links dove ascoltare i suoi radio shows:
http://www.divshare.com/download/8468225-0af
http://www.divshare.com/download/7296876-693
http://www.divshare.com/download/7237939-fb1
http://www.divshare.com/download/5690228-058
http://www.divshare.com/download/5585796-175
http://www.divshare.com/download/4391604-44f
http://www.divshare.com/download/4355795-ae2
IKE & TINA RECORD RECORDS!

Part 2 - The Albums
Dopo aver considerato i singoli più rari e quotati di questo seminale duo, passiamo in rassegna la crema della produzione su LP della più scoppiettante coppia della storia del pop in ogni sua declinazione. Prolifici ed eclettici, Ike & Tina Turner hanno sempre garantito nelle loro incisioni un altissimo livello qualitativo, nonostante siano stati sottovalutati per decenni da critici e musicofili di tutto il mondo, salvo risvegliare, negli ultimi anni, un interesse vivissimo, soprattutto da parte di collezionisti e deejays, che finalmente riscatta la superficialità di cui sono stati ingiustamente bersaglio. Basti pensare che sull'Enciclopedia del Rock redatta da Nick Logan e Bob Woffinden nel 1976 si leggeva: "Ike and Tina Turner hanno registrato almeno 30 album (dei quali molti di qualità scadente) per altrettante case discografiche." Se questi critici ascoltassero la gran parte delle pubblicazioni discografiche odierne, forse si renderebbero conto che c'era più creatività e spessore in uno qualsiasi degli album del duo, che nella discografia completa di qualunque nome di successo degli ultimi vent'anni.

Ma veniamo ai vinili di lunga durata più considerati dai fanatici discofili, partendo da quello che è uno dei 33 giri più quotati in assoluto nella storia della musica, ossia River deep, mountain high, nella sua prima stampa statunitense su etichetta Philles del 1966, della quale solo una manciata di copie, per di più prive di copertina, sfuggirono al macero, ciascuna delle quali oggi comanda non meno di una dozzina di migliaia di dollari, ammesso che chi possieda un esemplare di un simile documento storico sia disposto a disfarsene per una palata di vile danaro. La storia del disco è nota: prodotto da Phil Spector, che pagò cospicuamente Ike per restarsene fuori dalla produzione, in realtà non venne mai del tutto completato, e circa la metà dei brani recano il sapore asciutto ed essenziale che accompagna spesso le produzioni del duo, distanti dalle sovrastrutture barocche e riverberate di Spector, detestate dai fans dei Beatles quanto da quelli di Ike & Tina.

Tutti i primi albums del duo, nelle stampe originali USA, sono oggi molto ricercati e pagati a prezzi che oscillano tra i $ 900 e i 300, a seconda delle condizioni: The soul of Ike & Tina Turner del 1961, Kings of Rhythm dance del 1962, Dynamite! del 1963, I think it's gonna work out fine e Don't play me cheap sempre del '63, (tutti su etichetta Sue), nonché Get it get it del 1965 su Cenco, il più raro fra questi.
Una particolarità è costituita dallo splendido album blues (con la perla funk Bold soul sister) del 1969 The Hunter, che fu stampato in alcuni paesi europei, inclusa l'Italia, su etichetta Harvest - quotazione odierna intorno alle £100 (sterline UK) -, ed è dunque ricercato dai collezionisti di progressive e psychedelia, nonostante non c'entri niente con questi generi. La stampa USA su Blue Thump è più accessibile e vanta la stessa splendida copertina, una delle più belle, a mio avviso, della storia del rock.

Personalmente, sono molto legato alla musica e al mondo di Ike & Tina Turner, e fra i primi dischi che ho posseduto nella mia vita, e che conservo ancora oggi, c'è una raccolta in linea economica dal titolo Il meglio di Ike & Tina Turner Vol. 2 (scoprii anni dopo trattarsi dell'intero album So fine, pubblicato in patria nel 1968 su Pompeii) e il pirotecnico singolo Nutbush city limits del 1973, che ballavo da piccolo alle festicciole di compleanno e suonavo, parecchi ani dopo, alle mie prime serate da deejay negli anni '80, fra selezioni new wave ed electropop. E credetemi: riempiva la pista tenendo testa ai migliori floorfillers!
E non mancava chi si precipitava alla consolle chiedendo informazioni su quella tipa indiavolata che incendiava gli ignari ottantini bramosi di eccentricità.
Un consiglio a tutti gli amanti della buona musica senza frontiere: andatevi a sentire qualsiasi album di Ike & Tina, anche quelli degli anni '70, oppure prendete un paio delle splendide compilation pubblicate dalla Kent: saranno ascolti che ritroverete nel tempo e vi regaleranno piaceri sempre nuovi.
INTERVIEW WITH A RARE SOUL DEEJAY

Eccoci al secondo appuntamento della serie di interviste ai migliori soul deejays italiani. Il protagonista, sulla scena da diversi anni, è, insieme a Cristian Riviera, fondatore e promotore dell'eccellente Rimini Rare Soul Weekender, che ha superato lo scorso luglio la boa dell'ottava edizione, della quale ci siamo occupati alcuni post or sono. Gusto ricercato e un mix di affabilità e simpatia fanno di lui una persona davvero speciale, come scoprirete leggendo le prossime righe.
2 - SIMONE CECCARELLI
Puoi ricordare a che età sei stato morso dal tarlo del soul, a prescindere
dalla tua attività di deejay?
SC: "Certo!! fu verso la fine degli anni '80, avevo circa 14-15 anni quando cominciai ad ascoltare i dischi di mio fratello, di sei anni più vecchio di me. A quella età feci la conoscenza del suono Motown e Stax e fui letteralmente folgorato dalle leggendarie Kent compilations che mio fratello comprava ogni sabato alla Dimar (storico negozio di dischi a Rimini). A circa 16-17 anni (primissimi anni '90) cominciai a comprare i primi 45 giri da Andreino di Rimini, che se li faceva spedire direttamente dall'Inghilterra e compilava delle sales lists dattiloscritte che poi distribuiva agli amici del giro mod. Da allora in poi la passione per la soul music non mi ha più lasciato, ed è anzi cresciuta di anno in anno fino a diventare un vero e proprio amore viscerale."
In sintesi, quali sono le tappe più importanti della tua passione e del
tuo percorso professionale?
SC: "Non parlerei di un percorso professionale, posso solo dire di essere stato fortunato a partecipare - ed in piccolo modo a contribuire col Rimini Rare Soul Weekender - alla "giovane" storia della scena soul italiana. Tra le tante serate memorabili di cui sono stato testimone nel corso degli anni, mi piace ricordare quelle organizzate dal Black Trefoil di Genova, i mitici allnighters all'Interno 20 di Vicenza organizzate dal Right Combination Soul Club di Rimini, le serate degli amici della Pelle Nera al Bloom di Mezzago e le soul nights al Covo di Bologna dei ragazzi della Soul Connection. Senza dimenticare le serate più recenti di Pisa e Parma. Diciamo che c'è stato un momento verso gli inizi degli anni 2000 in cui la scena soul italiana era veramente in ottima salute. Ho ricordi stupendi di quel periodo!"

Su quale versante del variegato universo soul si orienta al momento il tuo
dj-set? (northern, modern, funk, r´n´b, new breed, crossover...).
SC: "Ti rispondo dicendo che io sono essenzialmente un collezionista e quindi ascolto veramente di tutto, naturalmente sempre nell'ambito della soul music. Per quel che riguarda un dj-set, prediligo suoni modern/xover."
Che tipo di formato preferisci suonare e che rapporto hai con i supporti
diversi dal classico sette pollici?
SC: "In questo sono categorico: solo ed esclusivamente VINILE ORIGINALE, che sia 7" o 12" dipende dal pezzo che voglio suonare."
Come reperisci i dischi e quali sono i luoghi fisici e/o virtuali che
frequenti maggiormente? Hai negozi o siti internet preferiti?
SC: "Principalmente attraverso eBay e ad alcuni contatti con dealers statunitensi."

A livello viscerale, ti coinvolge di più un brano interpretato da un
interprete maschile, voce femminile, gruppo vocale o ensemble strumentale?
SC: "Non ho particolari preferenze, a patto che l'interpretazione mi faccia venire i brividi! In altre parole deve essere SOULFUL. In questo senso, non m'importa se un pezzo è ballabile o meno, è l'emozione che cerco nei solchi!"
Nei tuoi ascolti c´è spazio per altri generi oltre al soul?
SC: "Se nel termine soul si includono anche generi come il jazz-funk, il rare groove e via dicendo allora no, non c'è posto per altri tipi di musica. Fatta eccezione per un cd di Eric Satie che ascolto di tanto in tanto. Nella musica soul c'è tutto quello che cerco."
Sei anche un collezionista? Qual è il tuo rapporto con i dischi? Li
proteggi in maniera feticistica o li utilizzi senza paura di deteriorarli?
SC: "Come ho già detto, sono principalmente un collezionista. In casa ascolto i vinili senza paura di deteriorarli, anche quando potrei ascoltare lo stesso pezzo su un cd. L'atto di mettere la puntina sui solchi di un disco vecchio di 30, 40, 50 anni mi provoca sempre una certa emozione. Resta fermo il fatto che ho una cura attenta e particolare verso i miei dischi."
Quali sono i dischi più rari e quotati che possiedi? E quali rarità
elusive stai tuttora cercando di reperire?
SC: "Difficile rispondere a questa domanda, visto che le quotazioni e la rarità dei dischi sono spesso relative e soggette ad oscillazioni altalenanti. Comunque, direi Doc Peabody su Both Sides, Cloudburst su Stormy Monday, TSU Toronados su Ovide, Delilah Moore su Middle Earth, Tootsie Rollers su Me-O, Rivage su Tempus, Kool Blues su Capsoul... Ci sono pure i casi di alcuni dischi che posseggo e che non sono poi così rari, ma sono abbastanza quotati, come Bobby Reed su Bell o El Anthony su Star-Vue.
Riguardo ai dischi che sto cercando di reperire al momento, su questi aleggia il più fitto mistero!"

Ti piace ballare, o preferisci "sentire" la musica solo a livello
mentale?
SC: "E' ovvio che a un dj piace il fatto di far ballare la gente. A me piace quando mi fanno ballare gli altri djs!! Comunque, personalmente la musica soul è una cosa talmente intima che spesso ne godo maggiormente ascoltandola da solo."
A prescindere da notorietà e bravura, chi sono i colleghi italiani e
stranieri che ti hanno ispirato o che ammiri di più?
SC: "Tra gli italiani, sicuramente Francesco Nucci e Andreino Mattioni agli inizi. Tra quelli che ammiro di più, cito Arthur Fenn e Soul Sam. E Christian B. di Oslo, uno con dei dischi da far invidia a chiunque!"
Hai problemi a diffondere informazioni sulle tue playlists o preferisci
mantenere il "riserbo"?
SC: "Non ho nessun problema a diffondere alcuna informazione."
Puoi indicarci la tua attuale TOP 10 di pezzi preferiti?
SC: "Questa domanda me l'aspettavo! E' praticamente impossibile, ma ci provo ugualmente:
Harvey Scales - Trying to survive
Andre Maurice - Man at ten
Azie Mortimer - Telling a lie
Len Jewel - She went her way
Len Jewel - The elevator song
Doc Peabody - Here without you
Eddie & Ernie - Indication
Minits - Still a part of me
Rocky Mizell - Never never girl
Kool Blues - Can we try love again

Quali sono i tuoi prossimi impegni e obiettivi?
SC: "Village Soul Italia, Cortevecchia, 18-20 settembre e
Get Smart, Roma, 13 novembre.
Come obiettivo mi prefiggo di contribuire a far tornare la scena soul italiana agli antichi splendori."
Ti auguriamo di riuscire nell'obiettivo allora, e sarebbe un bene per questa scena italiana che merita di svilupparsi e crescere, d'altronde i talenti non mancano. Grazie per la disponibilità e a presto!
INTERVIEW WITH A RARE SOUL DEEJAY

A partire da oggi, e con cadenza del tutto non periodica, cominceremo a dar spazio a una serie di interviste - più che altro un questionario, unico per tutti - ad alcuni dei più attivi e importanti deejays di rare soul (northern, modern, funk, boogie...), a cominciare da alcuni nomi italiani che da anni, se non da decenni, si distinguono per passione, serietà, competenza ed eleganza di scelte. Spero con questo di contribuire, anche in piccola parte, alla diffusione di una filosofia di musica "universale" che, a prenscindere e anzi proprio ai margini dell'industria discografica, sta raccogliendo sempre più adepti in ogni parte del mondo. E val la pena notare, come ho già scritto in precedenza, che i nostri soulmen non hanno nulla da invidiare ai blasonati colleghi esteri.
1 - CARLO CAMPAIOLA
(La foto in basso, che ritrae Carlo negli anni '80, è tratta dal sito www.stilemod.it)
Puoi ricordare a che età sei stato morso dal tarlo del soul, a prescindere dalla tua attività di deejay?
CC: "Credo che sia una passione che ho avuto sempre dentro; è senz'altro emersa nei primissimi anni '80 quando, come la maggior parte di quelli della nostra generazione, ho cominciato ad ascoltare i dischi della Kent, oltre ai classici Motown, Atlantic, Stax e Chess, per poi cominciare a studiare il fenomeno Northern Soul attraverso il Mod Revival."

In sintesi, quali sono le tappe più importanti della tua passione e del tuo percorso professionale?
CC: "Non lo chiamerei percorso professionale, bensì percorso di passione; il primo dj set a Roma nel 1981, seguito dalla splendida esperienza al Covo di Bologna all´inizio degli anni '90 dove, assieme ai miei compagni di viaggio, abbiamo fondato la Soul Connection; lì, devo dire, abbiamo acceso assieme ad altre venue come Vicenza e Milano il motore della scena rare soul in Italia. Grazie alla partecipazione, per quei tempi molto rara nel nostro paese, di dj's come Keith Money, Shifty, Marco Santucci e Pat Brady ed altri, si è creata un´audience appropriata, facendo dei `niter al Covo un appuntamento imperdibile. Sono seguite apparizioni a Rimini, Genova e Parma e in altre città che al momento non ricordo; molto importante la serata organizzata a Roma e per Roma lo scorso anno, con un ospite di valenza assoluta come Kenny Burrell. All'estero ho suonato due volte a Cleethorpes (UK) nel 1999 e nel 2001, e recentemente al "Soul in the Glen" ad Edinburgo"

Su quale versante del variegato universo soul si orienta al momento il tuo dj-set? (northern, modern, funk, r´n´b, new breed, crossover...).
CC: "A me piace molto il 70´s Soul..... il problema è che quando suono la gente si ricorda sempre delle oramai vecchie scalette del Covo, e quindi devo "subire" (scritto con il sorriso) le richieste di quei pezzi che evidentemente hanno segnato un periodo."
Che tipo di formato preferisci suonare e che rapporto hai con i supporti diversi dal classico sette pollici?
CC: "Niente altro che 7"! I 33 giri li suono rarissimamente e solo se contengono pezzi che non sono usciti in 7". I 12" non fanno esattamente parte della mia cultura musicale."

Come reperisci i dischi e quali sono i luoghi fisici e/o virtuali che frequenti maggiormente?
CC: "A parte i soliti dealers, miei amici dj's di oltremanica con i quali combiniamo scambi, ma soprattutto ebay; lì si fanno ottimi affari. A Porta Portese (il celebre mercato dell'usato a Roma) ho reperito stampe italiane assai rare, ma oramai si trova ben poco."
Hai negozi o siti internet preferiti?
CC: "Negozi, no. Sito, assolutamente Soul Source!"
A livello viscerale, ti coinvolge di più un brano interpretato da un interprete maschile, voce femminile, gruppo vocale o ensemble strumentale?
CC: "Nelle singole interpretazioni mi piace l´intensità; nei gruppi la tecnica, comunque non ho una preferenza assoluta."
Nei tuoi ascolti c´è spazio per altri generi oltre al soul?
CC: "Sì! Tutto cio´ che ha ramificazioni con la cultura afroamericana, i gruppi 60's britannici e persino punk inglese e HC della prima generazione!"
Sei anche un collezionista? Qual è il tuo rapporto con i dischi? Li proteggi in maniera feticistica o li utilizzi senza paura di deteriorarli?
CC: "Sono soprattutto un collezionista! Posseggo oltre 5000 album e altrettanti singoli. Mi limito a conservarli nel miglior modo possibile e no, in casa cerco di ascoltare i miei vinili registrati su cd."
Quali sono i dischi più rari e quotati che possiedi? E quali rarità elusive stai tuttora cercando di reperire?
CC: "Per quanto riguarda le rarità che cerco, non ti posso rispondere in maniera esatta, è un mondo ancora tutto da scoprire. I dischi di valore che possiedo diciamo che si attestano tutti su un unico prezzo, che oscilla dalle 200 alle 400 sterline; quelli a cui tengo di più potrebbero essere :
UNIQUE BLEND - YES I´M IN LOVE - EASTBOUND REC.
MARCIA HINES - YOU GOTTA LET GO - DIG IT
BELOYD - GET INTO YOUR LIFE - 20th CENTURY
ALMETA LATTIMORE - THESE MEMORIES - MAINSTREAM REC
MARTHA REEVES - NO ONE THERE - TAMLA MOTOWN
DARROW FLETCHER - WHAT HAVE I GOT NOW - JACKLYN REC
THE DELTAS - HEY GIRL JUST LIKE YOU - NEW CHICAGO SOUND REC
FRANK BEVERLY - IT THAT´S YOU WANTED - GAMBLE
BUSTER AND EDDIE - CAN´T BE STILL - CLASS REC."

Ti piace ballare, o preferisci "sentire" la musica solo a livello mentale?
CC: "Mi piace FAR ballare!!!"
A prescindere da notorietà e bravura, chi sono i colleghi italiani e stranieri che ti hanno ispirato o che ammiri di più?
CC: "Vista la mia età, l'ispirazione è venuta da me stesso, dai miei stati d'animo; ci sono invece dj's inglesi che hanno dato una svolta al mio gusto e uno su tutti è sicuramente Terry Jones del periodo 70's/crossover."
Hai problemi a diffondere informazioni sulle tue playlists o preferisci mantenere il "riserbo"?
CC: "Assolutamente no! Questi atteggiamenti, anzi, mi danno anche un po' fastidio."
Puoi indicarci la tua attuale TOP 10 di pezzi preferiti?
CC: "Classica domanda alla quale ti penti di aver risposto... nel senso che mi rileggero´ la risposta tra qualche tempo e mi chiedo perche´ho messo questi? Preferisco glissare..."
No problem. Quali sono i tuoi prossimi impegni e obiettivi?
CC: "Stiamo cercando di organizzare una seratona che includa tutti i maggiori dj´s nazionali per l´inizio del prossimo anno; si è gia´ fatta nel passato ed è stata una bella esperienza, vale la pena riprovare, no? Poi un´altra serata di prestigio a Roma: la città ne ha bisogno."
Thank you for answering, Carlo. Hai rotto il ghiaccio e adesso speriamo che gli altri tuoi amici e colleghi deejays mostrino la stessa disponibilità e onestà nelle risposte.
Keep the faith!
IKE & TINA RECORD RECORDS!
Part 1 - The Singles

Lo scorso 2 agosto è stato aggiudicato su eBay un raro settepollici di Ike & Tina Turner per la ragguardevole cifra di $ 610 , pari a circa €430, dopo un battaglia di 24 offerte - delle quali, lo ammetto, un paio anche mie. Il singolo in questione, emerso dalle nebbie dei primordi della sterminata discografia dei due, si intitola Strange ed è uscito sulla piccolissima etichetta Sonja.
Il venditore, ukpest, diceva testualmente nella sua inserzione: "Ecco un duo che solitamente non viene associato con l'obscure soul. Ma questo è un pezzo northern soul uptempo del 1963 di Ike & Tina Turner tutto da ballare. Ascoltatelo, e scoprirete perché la base d'asta è così alta" - il file audio è allegato all'annuncio. Lo stesso ukpest ha piazzato, sempre su eBay,un rarissimo singolo northern soul alla modica cifra di $5.100 - circa € 3.590 - dopo 25 offerte. Si tratta di Heartache souvenirs di William Powell sull'etichetta di Los Angeles Power-House Records, un private pressing raro come un elefante alato.

Tornando ad Ike & Tina e alla vendita all'asta di Strange, per quel che è dato di sapere, si tratta della somma più alta mai pagata per un loro singolo, se si esclude il rarissimo 7" contenente l'esordio vocale di Tina, accreditato a Ike Turner, Carlson Oliver e Little Ann: Boxtop su Tune Town, venduto nel 2008 a $ 929 e l'anno precedente a soli $ 463.

Fra i 45 giri più quotati del prolifico combo soul/funk/northern/r'n'b/blues/r'n'r figurano un paio di gemme northern soul, Dust my broom nella stampa inglese su His Master's Voice, quotato in media intorno a £60 (sterline UK, non lire!) e nella versione demo a £ 100/130, e Somebody (somewhere) needs you su etichetta originale Loma a $120 e su WB europea a £ 40/50 e £ 100 per la versione demo.
Più propriamente legati alla scena mod i singoli, mediamente rari ma non introvabili, I idolize you su Philles (l'etichetta di Phil Spector), che tocca i $150, I can't believe what you say su Sue - circa $ 50 - e Finger Poppin' su WB - £ 30 pr il demo.
Gli appassionati di funk duro e puro ben sanno che un grande classico del genere è eseguito proprio da Ike & Tina. Si tratta di Bold soul sister, ruvido, secco e ad alta concentrazione di energia, assai amato dai dj's, parecchio campionato in ambito hip-hop e reperibile a cifre ragionevoli su etichetta Blue Thumb.
Nel prossimo post esamineremo gli LP più rari e costosi di questo duo che non manca di rivelare tesori - in tutti i sensi! - nascosti.
COMING SOON:

- IKE & TINA TURNER HIGHEST SELLING RECORDS;
- INTERVIEW WITH A RARE SOUL DEEJAY.
PURE SOUL BONANZA! - Part 2

Ho prima soltanto fatto cenno a Simone e Cristian, i due organizzatori, nonché grandi deejays, del Rimini Soul Weekender. Il primo, occupandosi della gestione dell'evento, era sempre in movimento e ha vissuto con coinvolgimento tutte le fasi di preparazione nonché le sessions serali e pomeridiane. Diciamo chiaramente che non si è risparmiato e alla fine appariva visibilmente stressato.
E' stata la prima persona con la quale sono entrato in contatto e per tutti i tre giorni ha sempre trovato il tempo di scambiare quattro chiacchiere e preoccuparsi che tutto per me andasse bene. Cristian mi è sempre apparso più tranquillo - ma lì è questione di carattere, c'è chi si fa consumare di meno, pur dormendo pochissimo e concedendosi a Bacco e Tabacco (e non serve altro, ve lo garantisco!). Abbiamo parlato per ore di impianti di riproduzine hi-fi, metodi e macchinari per la pulizia dei vinili, generi e sottogeneri musicali, e il discorso fatto per Alfredo vale anche per loro: splendide persone sia dal punto di vista umano che professionale.
Purtroppo un fine settimana passa in fretta, e non c'è stato tempo per conoscere di persona tutti i protagonisti, gli eccellenti Carlo Campaiola - autentico godfather della scena rare soul -, e Giulio Bresin - nonché i frequentatori - di questa magica convention. Però ci tengo a ricordare il grande Francesco Magnanini, deejay di lungo corso, dal gusto ricercato e capace di creare sequenze illuminate, di vivida intensità e fluida luce. Per farla breve, i nostri non hanno assolutamente nulla da invidiare ai due maestri inglesi Arthur Fenn e Cliff Steele nonché al teutonico Thorsten Wegner, che pure sfoderavano rarità su sette pollici quotate a tre zeri e ricreavano sul dancefloor il tipico clima di festa e celebrazione dei mitici allnighters.
IL CD
Oggetto bandito dalle consolles, demonizzato perfino da chiunque vi si accosti - oggi il pubblico, anche in altri contesti, vuole veder splendere e girare i dischi neri, c'è poco da fare -, l'unico CD da ammirare e incamerare era quello compilato per commemorare la tre giorni, Collector's choice Vol. 8 che, vi garantisco, dimostra tutta la passione che è stata investita nel progetto. Le label che vedete in questi post si riferiscono a brani contenuti nel supporto, che vanta ben 27 pezzi rigorosamente riprodotti da vinile, con tanto di fruscii e , che riflettono la ricerca di Simone Ceccarelli, più orientato verso i sixties e dunque il northern di grande scuola, e Cristian Riviera, specializzato in modern e crossover, direzioni in espansione continua. La track-list è di livello molto alto, con scelte mai ovvie e, al contrario, frutto di ricerca e apertura mentale.
Dai suoni più gritty a quelli più lussureggianti, vi trovate una rappresentazione di quello che oggi l'evoluzione della scena soul sa esprimere. Nessun filler, nessuna concessione all'ovvio. Molte belle voci femminili - supremo il midtempo di Cory Beyond the hurt, ma da citare anche Arlene Bell, Andrea Davis e tutte le altre -, ottimi momenti party-friendly - i consecutivi Hard Times di Ice e Rock don't stop di Taxie - e tanta, tanta intensità e passione, come in Here without you di Doc Peabody. Da avere assolutamente, insieme a tutti gli altri volumi precedenti. A meno che non vogliate passare il resto della vostra esistenza e spendervi l'intero patrimonio nella vana speranza di procurarvi gli originali...