(Quasi)tutto su di me: scrittura, canzoni, immagini e opinioni.
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Nome: Lino Agrò
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LATE REMEDIOS
Settimana scorsa. Una mia amica mi invita alla prima del nuovo film di Ozpetek. Ha anche gli inviti, vorrebbe che la accompagnassi. Le dico che detesto Ozpetek, ho visto due suoi film – Il bagno turco (mediocre, improbabile) e Cuore Sacro (orrendo, insulso).
Giorni dopo una mia collega, del cui giudizio mi fido, mi consiglia di andare a vedere questo Saturno contro, così alla fine ci vado. Ci vado soprattutto perché il film ha già un merito: quello di aver ripescato, trasformandolo in un quasi-hit postumo, un pezzo della grande Gabriella Ferri, Remedios. L’hanno perfino mandato su Radio Deejay, una mattina, e non nel programma di Platinette, che è l’unica che ogni tanto sceglie qualche oldies mai sentito nell’etere nostrano.

Scopro che il film non è male, si fa guardare dall’inizio alla fine e – pur non scevro di qualche insopportabile ozpetekiata – riesce persino a toccare nell’intimo. Mi commuovo, dunque, sarà perché continuo ad accumulare malesseri che non sfociano mai all’esterno, chissà…
E’ sempre bello ricredersi su qualcuno o qualcosa.

SF DISCO
La Top 10 dei vinili che girano di più, al momento, sul mio nuovo giradischi Project Xpression II Comfort, più adatto agli LP audiophile che ai rare grooves, per la verità, ecco perché ho scelto un’immagine del classico Technics SL 1210 MK, modello sul quale ho fatto per anni girare dischi nei clubs e in radio… Ma non ne posseggo uno, e mi sa che dovrò rimediare…

1- (Don’t cha wanna) Get down get down – Disco Band
7” di stampa Italiana su etichetta Maximus, decisamente funk ma con l’innesto di un delizioso coretto disco…
2 – Donkey – Etta James
LP track firmata dal grande Willie Hutch, estratta dal LP Changes del 1980 su T-Electric…
3 – Let’s swing – The Brothers Johnson
7” flipside del più famoso Stomp!. Elegante e composito, prodotto sontuosamente da Quincy Jones…

4 – Let you come into my life – Carol Douglas
Per quell che mi riguarda una new discovery, questo eccellente successo minore del 1978 per la divetta disco. Ha sapori northern soul come pure il retro, fantastica cover di Night Fever dei Bee Gees!
5 – Integrity – Aretha Franklin
Ascoltato su www.northernsoulradio.co.uk la scorsa settimana, ho scoperto di averlo in casa senza saperlo! Si trova sull’LP Who’s zooming who, ed è bizzarro scoprire che i NS fanatics hanno scelto un pezzo anni ’80 anziché scavare nello storico repertorio Atlantic 60’s della Queen of Soul…

6 – Don’t feel sorry for me – The Ikettes
Settepollici midtempo pieno di energia per le coriste dei leggendari Ike & Tina. La mia edizione è da libidine: con cover fotografica stampata all’epoca in Italia…
7 – Hustle bus stop – Mastermind
Very good disco, con bei fiati e un assolo jazzy che lo sdogana verso altri dancefloors…
8 – Don’t stop, get off – Wild Cherry
Funk non molto ruvido, stile Average White Band. Nessuno potrà resistergli…
9 – Look at yourself – Gino Soccio
Ottimo come warm-up, prima di spararvi I pezzi forti, questo electrofunk di un ex ragazzo terribile…
10 – Messin’ with my mind – Labelle
Power soul di grande fattura…
Fare girare i dischi fra le quattro pareti di casa è divertente, ma ci vorrebbe anche qualche serata in giro, giusto per riscaldarsi un po’… Mi diceva l’amico Bizio che ha provato a lanciare una serata soul-funk, ma senza risultati. E’ mai possibile che qui a Palermo si debba ristagnare nel consueto grigiore? Vogliamo riprovarci, please?
Intanto, rifatevi le orecchie con un paio di siti dove ascoltare ottimi soundclips…
90’s REVAMP
FIELDS OF SAINT ETIENNE

E’ già nell’aria il revamp – una volta si diceva revival – degli anni ’90. Già più di mezzo decennio ci separa da un periodo nel quale, pur a corto di idee, c’era chi ancora produceva melodie e sonorità degne di nota in ambito pop e indie. Quasi tutti i gruppi britannici di oggi suonano come gli Oasis e i Blur – che a loro volta si rifacevano ai Beatles, agli Who, agli Sparks, agli Small Faces… , nell’eterno ciclo dei riferimenti più o meno sfacciati.
Radio M2O ripropone ogni mattina i successi dance e italo disco di quel periodo, che ha già colori di nostalgico passato. 
Io vi suggerirei di ripescare, o scoprire ex novo, formazioni che hanno cesellato melodie pop ancora degne di questo nome. Oltre ai Pulp, già citati su queste pagine, che figurano fra gli esponenti principali di quello stile british denso di intelligenza eclettismo e humour, ci sono due o tre nomi da rivalutare.
Come i Saint Etienne, costruttori di ambienti color pastello venati di bizzarre fughe verso l’electro, l’ambient disturbato, il flowerpower.
Il loro è un retropop meno rigoroso di quello Stereolab, più caramellato e easy, imprendibile. Ecco perché allora non furono molto considerati, soprattutto al di fuori dei confini albionici.
Ricordo che l’addetto di Disfunzioni Musicali, piccolo ma vivace negozio indie di Roma, quasi ci sfotteva – a me e ai miei amici – quando ci diceva che eravamo i maggiori fans dei Saint Etienne in Italia – leggi: gli unici che ne acquistavano i dischi.
Uno di noi, Sandro, giunse in treno alle porte di Saint-Etienne, in Francia, con la musica del gruppo nelle orecchie, che fioriva dalla cuffietta del suo walkman.

La cantante era una biondina strabica e très charmante (la prima durò poco, ed era bruna e pure lei fascinosa).
Le copertine dei loro album richiamavano giorni spettinati e scalzi.
Le loro songs inseguivano ricordi di giorni forse mai vissuti.
IL MERCATONE DEGLI ORRORI
Quest’anno l’annuale fiera della canzonaccia ha superato se stessa, e per scovare appena un paio di proposte decenti bisogna rovistare tra tonnellate di spazzatura.
Non a caso, le due canzoni migliori sono canzoni d’amore, niente di più e niente di meno che due canzoni d’amore composte e cantate con personalità dalla veterana Nada, musa dell’Italian indie rock, e dalla it-pop-torch singer Amalia Gré.

Mentre tutti gridano al miracolo del ritrovato impegno sociale – inclusi gli altrimenti schizzinosi corrispondenti dei maggiori quotidiani – sarebbe corretto mantenere un po’ di lucidità. Perché è fin troppo facile stendere pastrocchi che trasudano retorica e grossolanità spacciandoli per testi di qualità. Si è forse dimenticato che scrivere canzoni è un’arte? Senza scomodare i grandi chansonnier e songwriters del passato, ancora c’è qualcuno che sa cesellare parole e frasi, accenti e rime. Ma questo qualcuno non è né Silvestri né Faletti, temo.

Dunque, evitando di sparare sull’inestirpabile Croce Rossa - i raglianti padre-e-figlio, le viete simil-popular-etno, i giovani-già-vecchi - , apriamo almeno gli occhi: ancora una volta la buona musica non abita qui, e dobbiamo rifarci le orecchie con un disco vero, uno qualsiasi tra i nostri preferiti, per riaverci dal baccanale che, volenti o nolenti, ha lambito ciascuno di noi negli ultimi giorni.