(Quasi)tutto su di me: scrittura, canzoni, immagini e opinioni.
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Nome: Lino Agrò
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EURO TRASH
Il collezionismo discografico è assai bizzarro, come certo sa chi vi si è un po' accostato. La ricerca dei vinili più elusivi è anche legata alle manifestazioni musicali, tipo il Grand Prix Eurovision, da noi conosciuto come Eurofestival.
Singoli su sette pollici di cantanti e gruppi a dir poco kitsch possono raggiungere quotazioni altissime, anche di svariate centinaia di euro, dato che spesso, all'epoca della loro pubblicazione, non li comprò quasi nessuno.
Eccovi le cover di alcune perle...




CHI E' RENATA MAURO?

E, soprattutto, perché c'è gente disposta a pagare tra i 400 e gli oltre 700 dollari - me compreso, lo confesso! - per il suo leggendario LP 5 ?

Presentatrice d'altri tempi, raffinata vocalist pop con tendenze al jazz, in quell'infamous album incluse una delle mie canzoni preferite di sempre: Is that all there is, celebre nella interpretazione di Peggy Lee.
Ristampato su CD, alcuni anni fa, in un numero limitato di copie, il vinile originale reca foto interne sontuosamente lascive, che ne accrescono lo status di irraggiungibile oggetto del desiderio.

Lei o il suo LP?
Tutti e due, direi...
CLONI ALLA RADIO
Oggi chi ama la musica cerca di evitare di ascoltare la radio, per non essere travolto da tonnellate di schiamazzi, banalità e volgarità, che spesso nulla hanno a che vedere con il mondo delle sette note. E quando c’è, la musicaccia è pessima, va da sé. Eppure capita a tutti – in bagno o in macchina, dentro a un negozio – di imbattersi in quarti d’ora di clock, suo malgrado.
Dai miei casuali ascolti ho tratto una conclusione: c’è di recente la tendenza a promuovere i cloni, mandando in onda dischi in grado di spingere fuori strada anche orecchie provette e di lunga percorrenza.
“Ma non è possibile: questa DEVE essere Kate Bush!!!” mi sono detto l’altro giorno.
E invece era una certa Robyn, con Every heart beat, pezzo ruffianello con base synth-pop, dal testo troppo banale per essere di Kate. Però la vocalità ne riprende tutto, persino i respiri e i vezzi, e c’è anche qualcosa del magic-ethno bushiano nella veste musicale.
Vedere e sentire per credere, soprattutto nella versione unplugged è evidente lo studio attento per imitare ogni sfumatura di un’interpretazione classica di Kate Bush.

http://www.youtube.com/watch?v=p-Mpdl04gdI
Altro hit di questi giorni: Tell me where it hurts dei Garbage. Credetemi, ho dovuto controllare su Google per capire se il gruppo avesse cambiato cantante, ingaggiando Chrissie Hynde dei Pretenders, visto che la voce è la sua! E invece no: è sempre Shirley Manson, ma che imita anche qui in modo sfacciato la sua beniamina. E così pare di ascoltare un pezzo dei Pretenders del secondo periodo, quello più radio-friendly.

http://www.youtube.com/watch?v=ZnKt8i_ppRs
Siamo davvero al punto di non ritorno?
E AGLI AVION TRAVEL DICO:
GIU’ LE MANI DA PAOLO CONTE!
L’estate musicale di Palermo quest’anno si è aperta sabato primo settembre – con il concerto degli Incognito, superstiti dell’onda souljazz in voga nei ’90 -, e sta proseguendo con festeggiamenti della Provincia, che supplisce così alla magra offerta del Comune.
A parte il penoso omaggio al volgo con l’accoppiata D’Alessio-Tatangelo, mercoledì scorso è stata la volta di Goran Bregovic e il suo esilarante e struggente balkan-pop. E’ noto che da anni soffro di una potente avversione per tutto ciò che si definisce “etnico”, ma devo ammettere che quando un autore è valido, le etichette e i climi vano a farsi friggere. E Bregovic è un grande, c’è poco da dire. Piazza Magione gremita di radical-chic e no global: se si cercava di non osservare troppo gli affluiti, si poteva anche stare bene. E poi le due vocalist bulgare, del leggendario gruppo Le mistère des voix bulgares, sono sempre un balsamo per le orecchie.
Ieri sera, nella stessa piazza, esibizione della Piccola Orchestra Avion Travel. Non sarei andato, ma la curiosità per il repertorio di Paolo Conte mi ha spinto a superare la stanchezza serale after work. Con tanta buona volontà, cercando di andar oltre la viscerale antipatia per il cantante Peppe Servillo, sempre stucchevole e leccato fino all’inverosimile, vado e mi accollo anche l’ora buona di ritardo. Ottima amplificazione, buoni musicisti, sound che funziona. Pubblico molto più rado, ma misto. Abbondano le ragazzine palermitane di buona famiglia dotate di voci stentoree e fastidiosissime, che superano la musica di diversi decibel e non dispongono di altri posti più idonei per scambiarsi gli ultimi pettegolezzi sulle amichette fighette.
E’ Palermo, bellezza, e non ti ci abituerai mai.
Sto cercando di non far riferimento alla presentazione iniziale, ma credetemi i luoghi comuni e le parole proibite dal buon gusto c’erano proprio tutti – radici, etnico, terra, et cetera.
Gli Avion suonano per primi i propri pezzi, Servillo si inchina in continuazione – deve avere una schiena ben flessibile – e anche da lontano si vedono tutte quelle rughe di espressione venutegli a furia di smorfie teatrali. Ed ecco, non so come, riconosco l’intro di Aguaplano, che anche in questa nuova veste resta la bellissima canzone che è e che sempre sarà. Ma dopo arrivano i danni: Max diventa uno strumentale – un po’ come usava per le sfilate di moda, quando si toglieva il cantato perché troppo serioso e si lasciava la lunga coda per gli abiti da gran sera. Ma qui, perché? L’arrangiamento non è granché: l’avrò sentita dal vivo ai concerti di Conte almeno cinque volte, e ogni versione era differente dall’altra, sempre coinvolgente.
Servillo annuncia una delle canzoni più belle dell’astigiano, aggiungendo “a nostro modesto parere”. E il parere è davvero modesto, visto che riescono a riesumare l’eccezione, ossia una canzone retorica, stirata e davvero poco riuscita di Paolo Conte, Un vecchio errore. E poi la volta di Spassiunatamente, gioiello in napoletano dall’album Aguaplano, divenuta in questa sede niente più che un numero di varietà, quasi da circo, da quella bella canzone noir e polverosamente noir che era.
E poi mi pare che fosse di Elisir, frutto acidulo di un Conte ormai arrivato al capolinea, quello zuccheroso refrain che mi ha fatto repentinamente tornare all’automobile, decisamente preso da un certo disgusto.

THINKING OF THOSE WHO'LL BE SO LUCKY TO BE THERE...

Stilish go-go girls just make me crazyyyyy...