(Quasi)tutto su di me: scrittura, canzoni, immagini e opinioni.
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MOLTHENI SUI TUBI

(Vedi su youtube il video di Suprema tratto da questo concerto, postato dall'amico enoxyd. N.B.: il batterista si era da un po' tolto il berretto.) linka su: http://www.youtube.com/watch?v=Idp9iNz0P3g
Finalmente recuperato il concerto di Palermo del corrente tour di Moltheni. Sabatosera, coi suoi pro e i suoi contro. Più gente dentro ai Candelai, ma molti non sapevano neanche chi dovesse suonare. Così, inevitabilmente, al pubblico cittadino - già di per sé ben poco rispettoso - si è aggiunta una piccola orda che non faceva che urlare e sghignazzare mentre il contrito Umberto andava versando sul microfono le sue parabole di sofferenze masochistiche, ora biascicate a voce inudibile, ora strillate con acuti da cantantedimusicaleggera. Sul palco in tre, tutti col capo fasciato da berretti di lana che fanno tanto new pholk, epperciò identificabili anche da prima che cominciassero, sparsi tra il pubblico che sbevazzava e se ne fregava altamente di quei poveri diavoli degli Alisons, band locale di supporto, sulla quale non è facile dare un giudizio: troppa eccitazione prima dell'elfo malinconico. Che era accompagnato da Pietro Canali al piano Rhodes e da Carmelo Pipitone, chitarrista dei Marta sui Tubi.
Una collaborazione che ha contribuito a dilatare i finali di alcuni pezzi, tra derive di chitarre lisergiche ed echi di flower pop. Moltheni è parso sereno e a suo agio, coniugando le sue tristi storie di amori contorti a una strana energia vitale, che nasce forse dal felice momento artistico che sta attraversando, gran parte del quale basato sul passaparola e i miracoli di myspace. Felice di posare per i videofonini dei suoi fans, contento di chiacchierare del più e del meno con chi lo accostava al termine del set, indulgente col resto del pubblico accorso per annegare nel ballo un altro rancido sabatosera.
(Vedi anche, da un'altra data, il video di Nella mia bocca - la più bella song di Moltheni...?) http://www.youtube.com/watch?v=eq5fVqWQvUY&feature=related
ADDIO, HEATH.

R.I.P.
Un altro angelo che se ne va...
CARISSIMA POLTRONA, NON TI MOLLO

Non potrei aver scelto titolo migliore per questo post, visto che da oltre una settimana rimango costretto entro le pareti domestiche. No, niente arresti domiciliari, soltanto una banale – ma perniciosa, spietata e, pare, inesauribile – influenza. Le poltrone più amate però, e possiamo apprenderlo giornalmente dalla cronaca, sono quelle del potere. Mi consento perciò una deroga ai contenuti abituali del blog, che disertano volutamente attualità e politica, quasi a voler creare un’oasi ove non giunge inquinamento da grigiori e malcostumi. Una settimana di telegiornali mi hanno fatto riflettere e arrabbiare più del solito, e il colmo lo si è raggiunto ieri, con alcuni accadimenti fortemente simbolici, oltreché gravi.
1. La condanna di Cuffaro. Ma non aveva detto che si sarebbe dimesso, se fosse stato giudicato colpevole? Forse ricordiamo male, e in ogni caso ha annunciato a caldo di voler mantenere la carica di Presidente della Regione Sicilia, poiché la sentenza ha escluso collusioni con la mafia. Poltrona mia, chi ti molla?
2. Il rinvio a giudizio di Berlusconi. Al manipolo di giornalisti che lo attorniava, dopo la notizia del suo rinvio a giudizio per i fatti legati al complotto con Saccà, un livido tiratissimo Berlusca, anziché rispondere alle domande, recitava ai media la solita tiritera delle elezioni anticipate, questa volta con una motivazione prioritaria: cambiare le leggi in modo da togliere potere alla Magistratura, per esser libero di perseguire – ancor più di quanto ha fatto finora – i propri personali loschi prepotenti interessi con ogni metodo lecito e illecito. Se non fosse la realtà, potremmo immaginarla la deriva di un racconto allucinante della nostra cara Silvana Grasso. Ma non solo è pura realtà italiana – inimmaginabile in qualunque altro paese del mondo -, ma non ho sentito, continuando a guardare la tele iersera, una sola voce sdegnata, che denunciasse simil posizione. E anche qui – ma la moda, in fondo, l’ha lanciata lui -, altro che dare le dimissioni: Mia carissima poltrona, lì al tuo posto devi restare, mai ti devi allontanare!
Però Saccà la poltrona direttiva di Rai Fiction l’ha persa, gliel’hanno tolta. Chi ha mai sottratto nulla alle grinfie del Cavaliere, che anzi si è recentemente regalato altre sette lussuosissime ville in località esotica?

3. L’unico ad abbandonare – beninteso temporaneamente, platealmente – la carissima poltrona è stato Mastella. Ma con la promessa di appoggiare, leggi ricattare, il Governo dall’esterno. Ma Prodi, lui no, non molla punto, e perché dovrebbe? D’altronde il suo predecessore mica mollava poltrona quando scandali e dimissioni forzate di ministri scotevano il palazzo. No poltrona, non ti lascio poltronuzza mia! Mai ti lascerò, dovessero trascinarmi via a forza!
4. Anche chi dovrebbe occuparsi di gestire politicamente e territorialmente la Campania non si scompone, né ammette le proprie inefficienze – e chissà cos’altro… -, né tantomeno lascia poltrone. Che m’importa se tutto il mondo guarda e giudica? Tu poltrona mia qui sotto al mio culo devi restare!

E così ho dovuto dire anch’io la mia, a volo di uccello s’intende, sulle questioni fosche che attanagliano i nostri tempi. Forse influenzato dalle letture e riletture di questi giorni casalinghi:
Silvana Grasso – Pazza è la luna (Einaudi 2007)
Silvana Grasso – 7 uomini 7 (Flaccovio 2005)
Silvana Grasso – Il Bastardo di Mautana (Anabasi 1994, Einaudi 1997)
QUALITA’ ASSOLUTA E GUSTO RELATIVO

Vi sarete accorti che alcuni post precedenti hanno provocato vivaci dibattiti su questioni quali il gusto, la qualità, il valore legati a determinati musicisti ed incisioni discografiche. Analisi, puntualizzazioni, attacchi e polemiche trovano terreno fertile sui blog, e questo non fa eccezione. Ho già avuto modo di affermare quanto trovi positivo il fatto che oggi non si esiti a mettere in discussione nomi considerati intoccabili fino a un paio di anni fa, a causa di decenni di dittatura informativa gestita da stampa e critica musicale senza coraggio e spesso palesemente prezzolata, oltre che brizzolata. Mi riferisco soprattutto al nostro paese nel quale, oltre a guardarsi bene dal muovere critiche nei confronti dei pezzi grossi della Siae e dei cavalli di lungo corso delle case discografiche, pseudogiornalisti e sedicenti esperti hanno pensato bene di riabilitare, attribuendogli meriti inediti, ogni sorta di robaccia passata e presente in nome di mode e tendenze – il trash, il kitsch, il vintage e altre infelicità – già di per se stesse misinterpretate, fraintese, tradite, riaccomodate alla maniera italica. Mi preme quindi esporre alcune mie teorie, da appassionato fruitore di musica, talora critico talaltra indulgente, ma sempre alla ricerca di stimoli nuovi, di eccitazioni divertimenti meraviglie.
Tengo a ribadirlo: le seguenti affermazioni sono del tutto personali, da me maturate nel tempo, e rimangono aperte a commenti, critiche e approfondimenti da parte di chiunque voglia intervenire. Sottolineo che ci si sta attenendo all’ambito molto vasto della popular music, che ingloba sia prodotti di facile consumo sia creazioni a più ampio respiro, e i cui confini sono spesso mobili, spingendosi verso territori da sempre giudicati, a torto o a ragione, più seri – il jazz, la sinfonica, la contemporanea…
1. Esiste una qualità assoluta, legata a certe produzioni e a certi musicisti. Al di là delle correnti, delle mode, del costume e dei periodi storici, determinati nomi sono sempre stati guardati con profondo rispetto, riconoscendo loro il valore altissimo e indiscutibile dei fuoriclasse. Colleghi musicisti, pubblico e critica raramente s’incontrano per tributare onori, ma ciò ogni tanto accade. E allora è assai probabile, al di là dei gusti personali, che non ci si sbagli nel giudicare top level artisti quali Tim Buckley, Billie Holiday, Robert Wyatt, per esempio. Qui non si discute, si parla di roba seria, da tanto di cappello. E di aggiunte se ne possono fare, ma non tantissime. Anche se poi interviene il gusto personale, e bisogna avere il coraggio di affermare il proprio. A me, a esempio, il genio di Syd Barrett non va molto a genio. Non mi emoziona più di tanto, e affermando ciò so di espormi a facili critiche, ma tant’è.

2. Se scendiamo di un gradino, probabilmente incontriamo grandissimi musicisti che hanno alternato periodi di splendore artistico ad altri decisamente imbarazzanti: Bowie, Jagger, Dylan, Tina Turner sono, in tal senso, esempi viventi.
3. Nel terzo capitolo inserirei quei musicisti, strumentisti, gruppi, interpreti che magari non sono unanimamente considerati eccelsi ma si muovono dentro una terra di mezzo, tra slanci stilistici e mediocrità in agguato. A qualcuno potrà piacere Pat Metheny, qualcun altro adora gli AC/DC. Non si parla né di geni, ma neanche di musicanti scadenti. Personalmente, da anni non riesco più ad ascoltare i Pink Floyd, ma qualcuno potrebbe dirmi lo stesso dei Fleetwood Mac, che invece continuo ad apprezzare in tutte le loro fasi stilistiche, dal white blues degli esordi alle derive pop degli album milionari.

4. Nel quarto e ultimo macrogruppo regna sovrano il gusto personale. Qui tutto è ammesso, a patto di riconoscere che ciò che si ama ascoltare non ha alcun diritto ad essere definito di qualità superiore. E’ altra roba, punto. Donna Summer, gli Yello, i Coldplay possono piacere, divertire, emozionare, ognuno per motivi diversi, a persone diverse – o alla stessa, perché no? – , in momenti diversi. Se ti piace Claudio Baglioni o Pino Daniele sono cazzi tuoi. Nessuno può proibirti di farti le tue dosi quotidiane di Evanescence. Ma se qualcuno si ostina ancora a definire artisti questa gente, temo stia prendendo una seria cantonata (Oddio, forse gli Yello…).
P.S.: O magari è vero il contrario? Laura Pausini è una suprema interprete e noi, presuntuosi animatori di questo misero blog, di musica non ne capiamo niente. Mina è la più grande cantante del mondo, seconda soltanto a Mariah Carey, altro che sconosciute reiette come Nina Simone o Dusty Springfield. E questo Nick Drake, chi sarà mai? Io ascolto soltanto Robbie Williams!
E’ DAVVERO COSI’ PERSONALE IL GUSTO?
PERCHE' NON E' POSSIBILE INDOVINARE I GUSTI DEGLI ALTRI.
Anche se li conosciamo, o presumiamo di conoscerli bene.

Un mio amico musicista mi manda la seguente e-mail, con link annesso:
"Chissà se ti piacciono questi...
http://www.youtube.com/watch?v=KOdEjlvFem0 "
Io clicco sul link, guardo il video, e gli rispondo, forse un po' troppo freddamente, tanto che lui dopo si scuserà "per il disturbo":
"Non molto, per la verità, come in generale non mi piacciono tutte le produzioni "costruite" e targettizzate: chi le fa, pensa di mettere tutti gli ingredienti al posto giusto per piacere a un certo pubblico, ma in realtà non fa che creare prodotti insipidi, prevedibili e noiosi, proprio come questo.
Baci,
Lino"
Il mio amico - persona adorabile, affettuosa, un vero amico, insomma - pensava di aver trovato qualcosa che faceva per me, amante del pop e della cultura rétro. In realtà, niente è più difficile che indovinare i miei gusti, ma anche quelli - ho sperimentato di persona - di chiunque abbia con la musica un rapporto frastagliato, totalizzante, personale e immune dalle influenze gratuite. Anch'io, ne sono sicuro, non saprei dire se un certo artista o gruppo piacerebbe all'amico che mi ha scritto, nonostante conosca abbastanza i suoi gusti. Lo ringrazio però tantissimo, perché mi ha fornito uno spunto interessante per aggiornare il blog, negli ultimi tempi un po' avaro di notizie e commenti.