(Quasi)tutto su di me: scrittura, canzoni, immagini e opinioni.
![]()
Nome: Lino Agrò
RADIO
SUONI
FISSAZIONI
ARTS
DJING
SCRITTURE
FETICISMI
OBSESSIONS
linoagro@libero.it
oggi
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
visitato *loading* volte
EUGENIO BENNATO E LA (DE)GENERAZIONE (MULTI)ETNICA

Mi pare che il titolo dica già tutto, no?
Il mio è un discorso che attiene al gusto, c'è poco di ideologico.
Un mondo migliore, nel quale tutti i popoli convivano in pace, piacerebbe a tutti, ma considerando i diversi millenni trascorsi tra stragi ed efferatezze di ogni sorta, mi pare le speranze siano pochine.
Questo detto, ieri notte al Dopofestival, Eugenio Bennato ha fatto di tutto per battere il record degli orrori. I giovani partecipanti lo hanno più volte segnalato come il migliore, e lui ha proposto un omaggio all'unità, alla tolleranza, e alla comunicazione globale, con i cantanti, musicisti e danzatori del suo numeroso gruppo. Mescolando pizzica, taranta, milanese e dialetti del sud, radici, noglobal, multikulti, Mozambico, Madagascar, Marocco, Calabria, Puglia e tutti i possibili luoghi comuni di questa inestirpabile moda in un'accozzaglia di rara grossolanità. Si è visto di peggio, a mia memoria, solo in un'edizione del concerto del Primo Maggio.

Ma il litigio tra Frankie e Zampaglione - oltre al duetto-apologia del kitsch trash camp Bertè-Spagna - gli ha rubato i titoli di testa nei bollettini del trash, ammesso che qualcuno oltre a me abbia saputo analizzare il fenomeno con lucidità.
Sigh!
LOREDANA BERTE', PATTY PRAVO E CHISSA' CHI ALTRI...
I DIVI DEL PLAGIO SFACCIATO
Ieri sera dormivo, riaprivo gli occhi e, anche se intravedevo la Bertè che emetteva stolida una nuova serie di vaneggiamenti, Morfeo mi impediva di riaprire del tutto gli occhi. Ma nell'era di youtube, è facile il giorno dopo riacciuffare e rivedere ad lib le apparizioni iconiche di appena poche ore innanzi.

Ma adesso mi sono rotto, non ne posso più. Autori pagatissimi che non si scomodano a stendere né una qualche melodia, né uno straccio di intro, prendendone a prestito di altri già preconfezionati, vengono prima o poi smascherati. Succede ogni anno, soprattutto al Festival degli Orrori, ma qui si tratta di un plagio totale, vergognoso, squallidissimo. E di una propria composizione, per giunta. Andatevi a sentire entrambi i pezzi su www.repubblica.it e capirete di che sto parlando. Successe pure a Patty Pravo, negli anni ottanta, che aveva preso -lei o chi per lei - pari pari una canzone di Dan Fogelberg. Che poi fu pubblicata, prima il 7" e poi l'LP, con due file di credits diversi, quelli malandrini e quelli autentici.
Ma quale svilimento d'immagine subiscono così le dive della canzone italiana? Talvolta capisco chi non ne vuole proprio sentir parlare.
L'ORRORE E' RICOMINCIATO

Ormai innominabile, già un flop, la penibile maratona ha cominciato a dispiegare i suoi scempi - eterni, reiterati. Crollato addormito dopo le prime due esibizioni (??), mi risveglio tre ore dopo per assistere al litigio tra due ciclopi: Cutugno e Luttazzo Fegiz, per poco non scorre il sangue...
Ad ogni modo, se vi va di leggere una pagella dettagliata della prima serata, secondo la temibile giornalista Marinella Venegoni, andate sul sito www.lastampa.it Lei salva a pieni voti solo Frankie Hi-Energy mc (nella foto), e su questo mi vede abbastanza d'accordo. Denuncia dei malcostumi italioti e una certa coerenza stilistica lo elevano dalla marea di insopportabili melensaggini. Appena intraviste, subìte nel profondo del sonno.
SOLLETICANDO I MIEI GUSTI...
Iersera, in macchina dopo il lavoro. Su Radio Capital mandano un pezzo davvero niente male. Mi chiedo cosa sia, perché non lo annunciano. Mi ricorda due artiste, entrambe britanniche: da una parte Lulu, con la sua voce adorabile di anatra strozzata, beat e soul che odorano di Swinging London, e dall'altra Carmel, la distinta esponente del souljazz revival in pieni '80s.

Finisce troppo presto, così cambio stazione et voilà, su Radio Deejay lo mandano di nuovo, così me lo sento due volte di seguito, doppio godimento. Questa volta lo annunciano: Mercy di Duffy. Ma chi è questa Duffy - mi chiedo - un'altra starlette con un nome usato cento volte. Mi appunto tutto con l'intento di cercare il video su Youtube.
L'ho appena visto: lei è una bionda mozzafiato, davvero bonissima. Per di più, circondata da eccellenti ballerini di northern soul. Come a dire: niente capita per caso, tutto ha la sua ragion d'essere. Il northern soul mi cerca quando lo trascuro un po', viene a chiedermi attenzioni e coccole, come un cucciolo smarrito. Su Youtube mi diverto sempre a leggere i commenti sotto i filmati: qui sono inni al NS e alla voce di Duffy, ma anche frasi tipo: "Ma chi è, una clone di Lulu?".
Morale della favola: l'unica emozione - magra, grama - che può darci la musica di oggi è di ricordarci qualche altra cosa - del passato, ovviamente - che ci è piaciuta, alla quale tornare volentieri. Da Duffy a Carmel, da Carmel a Lulu, da Lulu a chissà quante soul singer dalla voce di gallina che viene scuoiata viva. Terribilmente eccitante.
Per vedere Mercy clicca sul link:
http://www.youtube.com/watch?v=KE2orthS3TQ
E per una Lulu d'annata - dannata - va su:
http://www.youtube.com/watch?v=GjBqS1_-lws
Perché non rivedere anche Carmel, allora?
http://www.youtube.com/watch?v=GpQ9VbOjqSU&feature=related
ELOGIO DEL DISCO COMPATTO

Succede spesso di sentire, o leggere, da parte di musicofili o musicisti, dichiarazioni del tipo: “Amo il vinile, detesto il CD: è così freddo e impersonale…”; “Ah, vuoi mettere il vinile, tutto un altro suono! E le copertine? Grandi, fantastiche, altro che quelle microscopiche dei CD, dove non si riesce a leggere nulla!”

E mi chiedo perché. Perché scegliere, chi ci obbliga. In fondo, si tratta di due tipi differenti di adorazione contemplazione feticismo. E trovo che anche il CD abbia le sue fascinazioni. Solo, forse, richiedono uno sguardo più serico, sensibilità raffinata fuori dai flussi correnti collettivi di pensiero. Quasi rivoluzionaria, a scoprire particolari e bagliori di un oggetto in bilico fra promesse deluse e proclami di estinzione, minacciato da cloni esangui – i CDR! – e snobbato da puristi, in fondo, superficiali.
Ma osserviamolo bene. Per capire, per penetrarne lo charme.

Involucro di plastica rigida trasparente, impermeabile agli agenti esterni distruttivi deteriori. Custodia compatta che protegge libretto in carta lucida o preziosa o fabbricata a mano. Si solleva e rivela il suo cuore, dischetto laser luminescente, alloggiato fissato albergato, rivestito di patina lucente decorato a smalti di colori in caratteri precisi miniature dettagliatissime.
Inciso per l’eternità, gioiello che mai teme scorrere del tempo, illusione di vitaeterna. Come la mano di scheletro della pubblicità, col dito inanellato da diamante. Mano curata di commessa dalle unghie laccate, estrae discocompatto da fila lucidissima. EMI special markets, edizioni limitate, contenuti non comuni. Fuori catalogo, mai ristampati, dal mercato ritirati. Prime edizioni, smagnetizzati, dagli scaffali volatilizzati.
Se un ellepi è come un dipinto, opera grafica formato dodicipollici, un CD è pietra rara, smeraldo che emana gelido calore. Luce che risuona a mezzanotte. 

SOME OTHER VINYL:
THE SMITHS IN ITALY

Visto il ritorno di interesse manifestatosi negli ultimi tempi nei confronti del vinile - fenomeno ancor più interessante e atipico, se si pensa al momento storico attuale, nel quale la musica sembrerebbe andare in una sola direzione, quella della digitalizzazione -, ho deciso di continuare a proporre spunti sull'argomento. Stavolta ho scelto alcuni pezzi dalla mia collezione, che riguardano la band che probabilmente è la mia preferita di sempre.

Nel breve arco del suo percorso, il gruppo di Manchester ebbe modo di pubblicare una manciata di album e poco meno di venti singoli, diversi dei quali ebbero delle versioni particolari uscite in vari paesi del mondo. In Italia, a esempio, uscirono anche i due sette pollici promozionali che vedete qui, edizioni speciali per i juke-box, divenute presto molto ricercate dai collezionisti di tutto il mondo.
Stessa sorte toccò al 45 giri Barbarism begins at home, questa volta in edizione normalmente in commercio - sebbene in poche copie - e con una splendida copertina che ritrae la spending diva Viv Nicholson, cover usata in patria soltanto per l'edizione su 12".
Ma il vero oggetto del desiderio, l'holy grail, una delle rarità maggiori della discografia internazionale degli Smiths è il 12" di William, it was really nothing, pubblicato nel nostro paese con una versione irreperibile altrove - persino in Gran Bretagna! - di How soon is now caratterizzata da un diverso missaggio e, soprattutto, da un falso finale - sembra che sfumi, ma poi riprende - il cui master era stato spedito per sbaglio alla Virgin italiana, che allora stampava i vinili della band. Se siete fortunati da possederne una copia, potete prenotare quella vacanza alle Canarie che rimandate da anni... 
Un po' di dischi per il weekend... soprattutto funk & soul
Some records for the weekend... mostly funk & soul






